Scritto da: LuisaB
• mercoledì, 21 aprile 2010

Filippo Graziani

Filippo Graziani

“Viaggi e intemperie” è l’avventura di Filippo e Tommy Graziani nell’eredità musicale di Ivan cantautore e padre. Lo spettacolo si avvale della regia di Pepi Morgia, che lo definisce un caleidoscopio di ricordi, ma anche di emozioni, che arrivano dritte al pubblico.
Un concerto particolare sin dal principio, con un’apertura affidata ad un brano che si intitola “Chiusura”. Può sembrare un controsenso, è inv ece il modo – come recita il testo – di segnare subito “il confine fra i sogni e la realtà”. Parte così, con un pezzo del ’73 contenuto nell’album di esordio di Ivan Graziani (La città che v orrei) lo spe ttacoloavventura dove si intrecciano nomi, persone, luoghi, emozioni e ricordi per riscoprire da un altro punto di vista le sue canzoni.
Sul palco oltre ai figli del cantautore abruzzese scomparso 12 anni fa, Filippo voce e chitarra e Tommy alla batteria, anche due musicisti che hanno accompagnato Ivan in div erse tournée: alla chitarra solista Bip Gismondi e alle tastiere Carlo Simonari. Le linee di basso sono affidate, inv ece, a Marco Battistini che assieme a Filippo e Tommy formano i Carnera.
“E’ una cosa indescrivibile. – ha detto Filippo Graziani – Questa estate, per caso, abbiamo trovato una scaletta scritta di pugno da papà, non sappiamo né di che concerto, né di quando sia. Ci abbiamo pensato molto. A volte nella vita ci vogliono delle “molle” per far scattare qualcosa. La vita è un viaggio e ci sono anche delle intemperie, chi può negarlo… Abbiamo sentito la voglia di riproporre questi brani. E’ una grossa responsabilità. Il tempo era quello giusto…”. Si v a da “Taglia la testa al gallo” a “Fuoco sulla collina”; passando per “I lupi”, “Prudenza mai”, “Pigro” e “Il chitarrista”. Poi, in acustico, i brani che Filippo definisce “i miei preferiti”: “Motocross”, “Gabriele d’Annunzio” e “Paolina”. La band rientra e il v iaggio prosegue attrav erso “Agnese”; “Ballata per 4 stagioni”, Dottor Jeckill mister Hide”, “Un uomo” e “Fango”.
Filippo e Tommy non si fermano ai successi, vanno oltre, con quello che viene definito “un omaggio nell’omaggio”, quello del periodo beat anni 60, quello dell’Anonima Sound: “Parla tu”, “L’amore mio l’amore tuo”, “Dada” e “Monnalisa”.
Viaggi e intemperie” è molto più di un semplice omaggio ad un grande artista ma “è il modo – dice Filippo Graziani – per poter unire due mondi: il mio, che ho condiviso musicalmente da 10 anni con Tommaso e Marco; e quello di mio padre, Carlo e Beppe (componenti della band storica di Ivan, ndr)”.
E se sul fronte del palco c’è Filippo, alle sue spalle, a scandire i ritmi rock della musica di Ivan, Tommy, batterista di esperienza che ricorda quel tour del ‘96 “quando mio padre mi volle a suonare con sé nonostante fossi giovane ed inesperto”. “Ora – spiega – davanti a me c’è Filippo. E’ una sensazione bella quanto strana vederlo lì al posto di papà… abbiamo suonato molte volte insieme ma questa volta sarà ogni volta emot ivamente coinvolgente”.
Strade che si incrociano fino ad unirsi perfettamente in capolavori come “Lugano Addio”, “Il mio cerchio azzurro” (dedicata alla mamma, Anna Graziani) e Firenze.
Ad amplificare le suggestioni musicali, una scenografia molto particolare che vede installazioni di v ideo arte di Dav ide “ERON” Salvadei, noto esponente riminese della street art internazionale.


Scritto da: LuisaB
• mercoledì, 21 aprile 2010

Scomparso nel 1997, Ivan Graziani, abruzzese (ma di madre sarda) Ivan Graziani, nato a Teramo il 6 ottobre 1945, ha sfoderato una serie di canzoni di grande cantabilità e di indimenticabile tenerezza espressiva.
Dopo aver masticato musica fin da piccolo – in particolare il rock – Ivan Graziani fonda negli anni ‘60 il gruppo degli “Anonima sound”, dopo il diploma di arti grafiche preso più per dovere che per conv inzione. Con il gruppo partecipa al Cantagiro del 1967 con il brano “Parla tu”, classificandosi ultimo; i ragazzi si rifanno però l’anno dopo con “L’amore mio, l’amore tuo”, che ottiene un buon piazzamento nella sezione complessi. Ivan riesce infine ad incidere, sempre con il suo gruppo, cinque 45 giri. Entrato nel mondo della musica a liv ello professionistico gli si aprono le porte a numerose collaborazioni.
Nel 1974 inizia finalmente la carriera di cantautore solista con l’LP “La città che io vorrei”, e due anni dopo sono sue le chitarre nell’album di Lucio Battisti “La batteria, il contrabbasso, eccettera”. Ed è proprio il grande Battisti il primo a credere in lui. Sempre nel 1976 esce un disco pubblicato alla casa discografica Numero Uno, proprietà del duo Mogol-Battisti: “Ballata per 4 stagioni”. Le vendite purtroppo sono ben inferiori alle aspettative.
L’anno seguente Ivan Graziani ci riprova e il dolce brano “Lugano addio” trova i primi riscontri tra il pubblico, che così lancia di fatto l’album “I lupi”.
Nel 1978 ancora un nuovo album, “Pigro”, quello della consacrazione: le canzoni “Monna Lisa”, “Pigro” e “Paolina” sono veri e propri tormentoni, riproposti in continuazione dalle radio del periodo. Sono questi gli anni in cui il tenero Ivan Graziani è sulla cresta dell’onda, gli anni in cui il pubblico lo segue. Nel 1979 “Agnese” diventa un hit, mentre nel 1980 “Firenze (Canzone triste)” rende Ivan Graziani la stella musicale del momento. Gli ingaggi per lui si sprecano. Viene chiamato a comporre la colonna sonora de “Il grande ruggito” e nel 1981, oltre a produrre “Seni e coseni”, compare nel film “Italian boys”.
Arrivato in vetta, da qui comincia la sua lenta parabola discendente. I suoi successiv i lavori, “Ivan Graziani” e “Nove”, sono indubbiamente album di pregio, che però stranamente non ottengono il consenso sperato. Inizia una fase un po’ oscura e poco produttiva: il mediocre “Piknic” del 1986 ne è la prova evidente (si possono salvare soltanto il rock di “Sola” ed il classico lento “Rosanna non sei tu”), anche se qualche anno dopo il cantautore pare risorgere fortificato e ancora pieno di idee, come testimonia il bellissimo “Ivangarage”. Il pubblico però pare averlo proprio abbandonato.
I giovanissimi lo scoprono con “Maledette Malelingue” nel Festival di Sanremo del 1994, a cui Ivan aveva già partecipato nell’edizione del 1985 con “Franca ti amo”: le vendite dei sui dischi permangono su cifre non certo entusiasmanti. Bisogna dire che Graziani era un artista che non ha mai cercato la popolarità a tutti i costi, né ha mai “inquinato” il suo lavoro artistico abbracciando logiche smaccatamente commerciali. Come cantautore è sempre rimasto legato alla sua poetica, usa a raccontare la realtà della provincia. Una tematica forse non di grande effetto ma sicuramente vera e genuina.
Nel 1996 si consolida l’amicizia e la collaborazione artistica tra Renato Zero e Ivan Graziani.
Pubblica “Fragili fiori Livan” dove trovano spazio brani classici del suo repertorio in versione dal vivo e cinque inediti tra cui “La nutella di tua sorella” dove interviene vocalmente Renato Zero.
Il giorno 1 gennaio 1997 il cantautore, non ancora cinquantatreenne, si è spento nella sua casa di Novafeltria colpito da un male incurabile.
Nel 1988 è uscito un romanzo-diario, “Arcipelago Chieti”, il racconto di un mese, dal 19 Novembre al 19 dicembre del 1971, trascorso dal cantautore all’ospedale militare, durante il servizio di leva.